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Truffa con le criptovalute: dove denunciare in Italia

Se ti hanno truffato con le criptovalute, fai due cose nella stessa giornata: presenta querela in un ufficio della Polizia di Stato o dei Carabinieri, e segnala pubblicamente gli indirizzi di portafoglio coinvolti.

La querela apre il procedimento penale. La segnalazione pubblica ha effetto immediato: l'indirizzo diventa visibile agli exchange, agli investigatori e alla prossima persona che sta per versare. Nessuna delle due sostituisce l'altra.

Le prime ore pesano più del resto: prima gli indirizzi e gli hash finiscono nero su bianco, più alta è la probabilità che un exchange blocchi i fondi.

Punti chiave

  • La querela si presenta a un ufficio della Polizia di Stato — compresa la Polizia Postale — a un Comando dei Carabinieri o direttamente in Procura della Repubblica.
  • La truffa online è procedibile a querela proprio perché è online: l'aggravante del fatto commesso a distanza con strumenti idonei a ostacolare l'identificazione (art. 640, secondo comma, n. 2-ter c.p.) è la sola che non manda il reato d'ufficio. Senza la tua querela, entro tre mesi da quando hai saputo (art. 124 c.p.), non parte niente.
  • La pre-denuncia telematica è ancora in sperimentazione su pochi uffici del Lazio, e dove funziona va formalizzata entro 48 ore allo sportello, di persona.
  • Una segnalazione alla Polizia Postale non è una querela: il modulo dice esplicitamente che non può essere usato per querele o denunce.
  • La Consob oscura i siti che offrono servizi finanziari e servizi su cripto-attività senza autorizzazione, ma non tratta i casi individuali e non recupera il denaro.

Cosa fare nelle prime ore

Smetti di versare. Quasi tutte le vittime fanno un ultimo pagamento perché gli dicono che manca una tassa, una commissione o uno sblocco per liberare il prelievo. Quei soldi non tornano.

Poi, in questo ordine:

  1. Copia gli indirizzi di destinazione e l'hash (TXID) di ogni operazione, dalla cronologia del portafoglio o dell'exchange. È il dato più importante di tutta la querela.
  2. Salva tutto prima che spariscano le tracce: conversazioni complete, il profilo di chi ti ha contattato, il sito della piattaforma, la dashboard con i guadagni fittizi. Queste piattaforme chiudono in pochi giorni.
  3. Avvisa la tua banca se c'è stato un bonifico o un pagamento con carta.
  4. Avvisa l'exchange da cui hai inviato, così segnala l'indirizzo ricevente nei propri sistemi.
  5. Presenta la querela.

Se hai installato un programma di controllo a distanza o aperto file inviati dal presunto operatore, disinstallalo, cambia le password e controlla l'home banking: è l'avvertimento che la Polizia Postale ripete nelle sue schede sul falso trading online.

Dove si denuncia

Polizia Postale e delle Comunicazioni

È la struttura della Polizia di Stato specializzata nei reati informatici, la più attrezzata a leggere il materiale che porti in un caso di falso trading online. Il portale ufficiale è commissariatodips.it, dove ci sono due strumenti che non vanno confusi. La segnalazione porta un comportamento all'attenzione della Polizia Postale, ma non è un atto di parte: il modulo lo dice a chiare lettere, non possono essere inviate comunicazioni riguardanti querele o denunce. La querela è l'atto che avvia il procedimento penale, e si formalizza in un ufficio.

La pre-denuncia online è ancora una sperimentazione

Sul portale denunceonline.poliziadistato.it — accessibile con SPID o CIE, e disponibile anche nell'app IO — si trasmette una pre-denuncia telematica per furto, frode informatica, truffa, accesso abusivo a sistema informatico, indebito utilizzo di carte e diffamazione online. Non è la denuncia: va formalizzata entro le successive 48 ore in un ufficio della Polizia di Stato, su appuntamento prenotato dalla piattaforma stessa.

Prima di aprirlo, controlla una cosa. Il sistema è attivo solo in fase di sperimentazione, presso pochi uffici del Lazio: le questure di Rieti e Frosinone con alcuni commissariati, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica Lazio con le sue sezioni, i compartimenti Polfer e Polstrada. Fuori da quel perimetro si va allo sportello: l'unico servizio nazionale del portale è la segnalazione di smarrimento, che non c'entra col tuo caso.

E dove è attiva, le 48 ore sono la trappola: se non ti presenti entro il termine non hai denunciato, anche se credi di averlo fatto.

Ufficio di Polizia o Comando dei Carabinieri

La querela si propone alle stesse autorità a cui si presenta la denuncia — il pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria (art. 333, comma 2, e art. 337 c.p.p.) — quindi a qualsiasi ufficio di Polizia di Stato o Comando dei Carabinieri; dall'estero, anche a un agente consolare. Non serve un avvocato: la presenti personalmente o tramite procuratore speciale, oralmente o per iscritto; con firma autenticata puoi anche farla recapitare da un incaricato o spedirla per posta in piego raccomandato. Chi la riceve la trasmette poi alla Procura. Il servizio DenunciaVi@Web dei Carabinieri non copre questo caso: accetta solo denunce di smarrimento o furto a opera di ignoti, per armi, documenti, targhe, titoli, veicoli e borse.

Porta la documentazione stampata o su una chiavetta. Una querela che dice soltanto "sono stato truffato su internet" non regge un'indagine: sono gli indirizzi e gli hash a fare la differenza.

Procura della Repubblica

Depositarla direttamente in Procura è la strada di chi si muove con altre vittime dello stesso schema.

Denuncia, querela e i tre mesi che decidono tutto

La denuncia è la notizia di un reato portata all'autorità. La querela è la denuncia più la volontà esplicita che si proceda: una condizione di procedibilità, non una formalità.

Il testo dell'art. 640 c.p. in vigore dal 12 aprile 2025 chiude il cerchio proprio sul caso online. Il secondo comma aggrava la truffa commessa «a distanza attraverso strumenti informatici o telematici idonei a ostacolare la propria o altrui identificazione» (n. 2-ter): è la descrizione esatta di una truffa in criptovalute. Ma l'ultimo comma la punisce a querela «salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal secondo comma, a eccezione di quella di cui al numero 2-ter), e dal terzo comma». Quell'eccezione è l'unica: ogni altra aggravante manda il fatto d'ufficio, la 2-ter no.

Detto altrimenti: più il tuo caso somiglia a una truffa crypto tipica — controparte a distanza, identità schermata — più la procedibilità dipende soltanto da te.

La frode informatica dell'art. 640-ter c.p. va nella direzione opposta: il secondo comma aggrava il fatto quando produce un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale — nominata nella legge — e allora si procede d'ufficio, come per le aggravanti a effetto speciale dell'art. 649-bis c.p.

Quale dei due finirà sul tuo fascicolo non lo decidi tu, lo qualifica il pubblico ministero dopo. Presenta la querela comunque. Se si sarebbe proceduto d'ufficio, non hai perso niente; se era procedibile a querela e l'hai saltata, il fascicolo muore.

Il diritto di querela, ai sensi dell'art. 124 c.p., non può essere esercitato dopo tre mesi dal giorno della notizia del fatto. Tre mesi sembrano tanti. Non lo sono: le prime settimane passano sperando che il prelievo vada a buon fine e parlando con il "consulente". Il termine decorre da quando hai saputo, non da quando hai smesso di sperare.

Quale documentazione raccogliere

  • Documento di identità
  • Indirizzi di portafoglio a cui hai inviato
  • Hash o TXID di ogni operazione, con data e ora
  • Screenshot integrali delle conversazioni, non ritagliati
  • URL esatta della piattaforma, del profilo o dell'annuncio
  • Estratti conto, ricevute di bonifico e di acquisto delle criptovalute
  • Nomi, numeri di telefono ed e-mail usati per contattarti
  • Una cronologia scritta: primo contatto, ogni pagamento, ultimo contatto

Prima di versare: dove si verifica

Questi strumenti non recuperano soldi già usciti: fermano il versamento successivo, tuo o di qualcun altro.

Consob pubblica gli ordini di oscuramento dei siti che operano abusivamente: dal luglio 2019 al 6 agosto 2026 sono 1.805, di cui 233 riferiti a cripto-attività. Con il d.lgs. 129/2024 il potere copre anche i servizi su cripto-attività non autorizzati. Se la piattaforma è in quell'elenco, la discussione è chiusa. Banca d'Italia, che insieme a Consob autorizza gli operatori MiCAR, pubblica le avvertenze sulle cripto-attività.

Perché la Consob non è il posto dove chiedere i soldi

L'esposto alla Consob è una fonte d'informazione utile per la vigilanza, ma non comporta di per sé l'apertura di un procedimento amministrativo. E sulla tutela la Consob è esplicita: non può dare immediata e diretta tutela ai diritti — patrimoniali e non — del singolo esponente, «che per questo deve pertanto rivolgersi all'Autorità Giudiziaria». È l'Autorità stessa a mandarti in tribunale.

Nemmeno l'Arbitro per le Controversie Finanziarie serve: si occupa delle controversie con gli intermediari autorizzati, e una piattaforma abusiva registrata all'estero non lo è.

Si possono recuperare i soldi?

A volte, e molto meno spesso di quanto si legga in giro.

Dipende da una cosa sola: se i fondi arrivano a un servizio con obblighi di adeguata verifica — un exchange centralizzato, un prestatore di servizi di pagamento — prima di disperdersi. Se ci arrivano e la querela è depositata, esiste un percorso. Se passano da mixer o finiscono su reti con scarsa cooperazione, quel percorso si stringe molto. La Polizia Postale lo dice a modo suo: è la tempestività ad attivare gli accertamenti e a rendere possibile il recupero delle somme.

Una percentuale non te la può dare nessuno con serietà. Chi lo fa al telefono, senza aver visto una sola transazione, ti sta vendendo qualcosa.

Attenzione a chi promette di "recuperare i fondi"

Qualche settimana dopo si presenta qualcuno che offre di recuperare il denaro. Dice di essere un avvocato, o di avere contatti in un exchange o nelle forze dell'ordine. Chiede un pagamento anticipato, una "spesa di procedura" o l'accesso remoto al tuo computer. È la stessa rete, o chi ha comprato la lista delle vittime. I segnali non cambiano:

  • Il contatto arriva da loro, non da te
  • Chiedono soldi prima di fare qualsiasi cosa
  • Garantiscono il risultato
  • Dichiarano di avere contatti interni

Nessun ente pubblico chiede un pagamento anticipato per restituirti il tuo denaro. E la querela la presenti tu, direttamente, senza intermediari.

Perché segnalare pubblicamente l'indirizzo

Il procedimento penale va alla velocità del procedimento. Una segnalazione pubblica ha effetto subito.

Quando pubblichi l'indirizzo, l'hash e il sito su Chainabuse, quella registrazione diventa consultabile dai team di compliance degli exchange, dagli investigatori e da chiunque cerchi quel nome prima di versare. Chainabuse è gratuito, aperto a tutti, e raggruppa le segnalazioni sullo stesso indirizzo: casi isolati diventano uno schema visibile.

Spesso chi si salva non è chi segnala, ma chi cerca due settimane dopo e trova l'avvertimento.

Domande frequenti

1. Dove denuncio una truffa in criptovalute in Italia?

In un ufficio della Polizia di Stato, compresa la Polizia Postale, in un Comando dei Carabinieri o direttamente in Procura. Il portale denunceonline.poliziadistato.it consente una pre-denuncia con SPID o CIE da formalizzare entro 48 ore, ma è ancora in sperimentazione su pochi uffici del Lazio: per quasi tutti la strada è lo sportello.

2. Devo fare denuncia o querela?

Querela. La truffa dell'art. 640 c.p. è punibile a querela della persona offesa, e l'aggravante del fatto commesso a distanza con strumenti idonei a ostacolare l'identificazione (secondo comma, n. 2-ter) — l'ipotesi in cui rientra quasi ogni truffa in criptovalute — è espressamente esclusa dalla procedibilità d'ufficio. Presenta la querela: sarà il pubblico ministero a qualificare il fatto.

3. Quanto tempo ho per presentare la querela?

Tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato (art. 124 c.p.). Presentala anche se il termine è passato: il materiale può confluire in indagini già aperte su altre vittime dello stesso schema.

4. Serve un avvocato per denunciare?

No. La presenta la persona offesa, personalmente o tramite procuratore speciale, a un ufficio di Polizia, ai Carabinieri o in Procura — e con firma autenticata anche per posta in piego raccomandato (artt. 336 e 337 c.p.p.).

5. La segnalazione online alla Polizia Postale vale come denuncia?

No. La segnalazione porta un fenomeno all'attenzione della Polizia Postale e il modulo esclude espressamente querele e denunce. Per avviare il procedimento serve la querela.

6. La Consob può restituirmi i soldi?

No. La Consob oscura i siti abusivi e pubblica avvertenze, ma scrive che l'esposto non dà tutela immediata e diretta ai diritti del singolo esponente, che «deve pertanto rivolgersi all'Autorità Giudiziaria». Non recupera somme.

7. Segnalare su Chainabuse sostituisce la querela?

No, conviene fare entrambe le cose. La querela avvia il procedimento penale in Italia. La segnalazione su Chainabuse rende l'indirizzo immediatamente visibile a exchange e investigatori in qualsiasi Paese.

Segnala l'indirizzo di portafoglio su Chainabuse — è gratuito e ci vogliono pochi minuti.

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